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UN CONGRESSO
ALTERNATIVO

In settembre, leader mondiali, grandi dirigenti d’industria e ONG della conservazione si riuniranno a Marsiglia, (in Francia) per il World Conservation Congress di IUCN (International Union for Conservation of Nature). Si coalizzeranno per trasformare il 30% del pianeta in “Aree Protette” e promuovere “Soluzioni Basate sulla Natura” (NBS) – iniziative che essi sostengono essere entrambe urgentemente necessarie per ridurre la perdita di biodiversità e mitigare i cambiamenti climatici. In realtà, se lasciati incontrastati, i loro piani non faranno altro che peggiorare le cose.

 

L’esperienza dimostra che causeranno ulteriori violazioni dei diritti umani e il più grande furto di terra della storia, perpetuato a spese di coloro che sono meno responsabili per queste crisi: i popoli indigeni, che proteggono già l’80% della biodiversità del pianeta, e altre comunità locali, principalmente nel Sud del mondo.

 

Riconoscere i diritti territoriali dei popoli indigeni e mettere questi popoli al centro della conservazione e delle azioni per il clima è di gran lunga il modo più efficace, e giusto, di combattere la perdita di biodiversità e i cambiamenti climatici. Molte policy e Dichiarazioni riconoscono già questo dato di fatto ma, nella pratica, le azioni “sul campo” continuano a espropriare e maltrattare proprio questi popoli.

 

“Our land, our nature”, un congresso alternativo e indipendente, si terrà appena prima del congresso ufficiale di IUCN per opporsi alle false soluzioni che lì verranno promosse. Il contro-congresso (che si terrà sia in presenza sia da remoto) fornirà un palcoscenico a coloro che soffrono a causa delle cosiddette “soluzioni verdi” e che hanno visto la crescente militarizzazione della conservazione derubarli delle loro terre, devastare le loro famiglie e distruggere i loro mezzi di sussistenza.

 

“Our land, our nature” presenterà una visione alternativa della conservazione – che già funziona e in cui i popoli indigeni hanno il controllo delle proprie terre. Questa alternativa dipende dalla diversità umana, e protegge e aumenta la biodiversità. È anti-razzista, anti-colonialista e radicata in una vera giustizia sociale e climatica. Per soluzioni reali e concrete alla crisi climatica e alla perdita di biodiversità dobbiamo ascoltare i popoli indigeni e decolonizzare la conservazione.

 

Al congresso “Our land, our nature” seguirà, il 3 settembre, una conferenza stampa (in presenza) e una manifestazione pubblica di protesta.
 

 


Obiettivi
 
-       Fornire un palcoscenico a popoli indigeni e comunità locali spesso ridotti al silenzio o all’invisibilità, distrutti dalla conservazione-fortezza e dai crimini dell’industria della conservazione,

e a comunità e movimenti con una visione alternativa della conservazione.
 
-       Influenzare i decisori-politici che parteciperanno al congresso di IUCN e contrastare la narrativa sulla “espansione delle Aree Protette”; scoraggiare l’adozione dell’obiettivo 30x30 (30% di “Aree Protette” entro il 2030).
 
-       Dimostrare che un'altra via è possibile, promuovendo una visione radicale e raccomandazioni attuabili per la tutela della diversità culturale e biologica della Terra, che ha al centro i popoli indigeni e le comunità locali e che è radicata nei diritti e nella giustizia sociale.
 


Risultati
 
-       Porre le basi per una coalizione duratura tra coloro che sono colpiti dalle "Aree Protette", e le associazioni e i membri della società civile che vogliono cambiare il modo in cui si fa “conservazione”: per i popoli indigeni, per la natura, per tutta l’umanità.
 
-       Costruire una contro-narrazione forte in vista del congresso di IUCN e della COP 15 sulla biodiversità in merito ai pericoli e ai fallimenti della conservazione-fortezza e sui diritti territoriali dei popoli indigeni come alternativa alla proposta del 30%.

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